Molti, troppi, i casi di tumori e decessi tra i militari italiani, in particolar modo tra quelli impiegati nelle missioni all’estero.

L’ipotesi portata avanti dai familiari delle vittime, riguarda il nesso di causalità tra la malattia e l’esposizione a sostanze quali l uranio impoverito.

Per fare chiarezza, è stata istituita una Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito che ha indagato sulla vicenda e, lo scorso 7 febbraio 2018, ha presentato una relazione finale dichiarando che sussistono “sconvolgenti criticità” relative alla situazione lavorativa dei militari italiani in missione all’estero, cui sarebbero collegabili decessi e malattie.

Si legge nella relazione che militari e civili impiegati ed al seguito delle forze armate sono esposti a «molteplici e temibili rischi». Ma le problematiche non sono emerse soltanto relativamente alle missioni all’estero ma anche alle esercitazioni svolte nei poligoni.

A destare preoccupazione sarebbe anche il sistema di vigilanza, considerato che l’ applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro dei militari, è svolta esclusivamente dai servizi sanitari e tecnici istituiti presso le stesse amministrazioni della Difesa. A tal proposito esiste una proposta di legge, firmata da quasi tutti i membri della Commissione, che mira ad affidare la vigilanza sui luoghi di lavoro dell’Amministrazione della Difesa al personale del ministero del lavoro.

Secondo la relazione della Commissione parlamentare, gli esperti interpellati avrebbero confermato lo stretto collegamento in termini di causa-effetto tra l’esposizione all’uranio impoverito e l’insorgenza di tumori, tirando in ballo il parere del presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica, Giorgio Trenta.

Quest’ultimo, però, smentisce affermando che le sue dichiarazioni sarebbero state travisate e sottolineando di non aver mai detto che l’uranio impoverito è causa dei tumori riscontrati in taluni militari.

Le verifiche andranno certamente oltre ed in futuro si vedrà se davvero sussista un nesso di causalità tra l’esposizione all’uranio impoverito e tumori.