Il tatuatore che provoca un’infezione per non aver disinfettato gli strumenti, è responsabile per le lesioni subite dal cliente.

È quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 32870/2020.

IL CASO: una ragazza aveva riportava una grave infezione all’orecchio dopo che un tatuatore le aveva praticato un piercing.

Il tatuatore veniva condannato alla multa di Euro 500,00 per il reato di lesioni personali colpose di cui all’art 590 c.p. e al risarcimento dei danni subiti dalla cliente, parte civile.

A suo carico, il mancato rispetto delle norme igieniche, accertatosi che aveva agito con negligenza imperizia ed imprudenza.

In appello la sentenza veniva riformata, avendo il Tribunale ritenuto il reati estinto per prescrizione.

L’imputata però ricorreva comunque in Cassazione ritenendo che il Tribunale avesse omesso di considerare la cattiva igiene personale della persona offesa, che può aver causato l’infezione, quindi la propria condotta potrebbe non essere stato “l’unico possibile fattore scatenante della malattia“.

LA DECISIONE: La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, considerando che era stato accertato che I TEMPI IN CUI È SORTA L’INFEZIONE DIMOSTRANO LA NEGLIGENZA DELLA TATUATRICE

Secondo gli Ermellini, infatti, il Tribunale correttamente applicato la regola di giudizio “al di là di ogni ragionevole dubbio” e nel caso di specie è stato senza dubbio accertato che  l’imputato non ha fatto ricorso all’utilizzo di disinfettanti.

L’infezione si è manifestata uno/due giorni dopo l’applicazione del piercing, circostanza confortata dalle prove testimoniali. Quindi l’infezione è insorta in tempi molto brevi, tali da far correttamente concludere il giudice che l’infezione sia stata provocata esclusivamente dal piercing e quindi dalla condotta negligente, imprudente ed imperita del tatuatore.