Per colpo di frusta si intende il trauma da distorsione del rachide cervicale che è la più comune conseguenza dei sinistri stradali come tamponamenti o incidenti con urti laterali o frontali.

È dovuto all’ improvvisa estensione all’indietro del collo con successiva ed immediata flessione in avanti, che può comportare una temporanea limitazione dei movimenti, stati di vertigine e senso di formicolio alle mani.

Sotto il profilo risarcitorio il colpo di frusta derivante da sinistri stradali rientra tra le  lesioni di lieve entità di cui all’ art. 139 del Codice delle assicurazioni private.

In base alla gravità, che va accertata a livello clinico ed eseguendo esami strumentali, comporta una inabilità temporanea assoluta o parziale o anche una lesione permanente, che viene solitamente classificata come micropermanente, quindi valutata con un grado di inabilità inferiore ai nove punti percentuali, la cui monetizzazione va eseguita applicando determinati coefficienti che prendono in considerazione anche l’età del danneggiato.

Considerata la frequenza di tale tipo di danno da sinistro stradale, la maggior parte delle richieste risarcitorie che pervengono alle Compagnie assicurative, riguardano il colpo di frusta.

Per poter ottenere il giusto risarcimento, occorre produrre una idonea certificazione medica come il referto del pronto soccorso, indicante i giorni di prognosi, la successiva certificazione del medico di base, di un ortopedico ed eventualmente di un otorino (in caso di vertigini)

Considerato l’elevato numero di richieste di risarcimento da colpo di frusta, nel 2012 con il Decreto “Monti” si era introdotto, nel testo dell’art. 139, l’obbligo di ”oggettivare” il danno e quindi di dover produrre, ai fini del risarcimento, un riscontro strumentale (Radiografia o Tac) da cui risultasse in maniera oggettiva la lesione.

Sul punto, in ogni caso, la giurisprudenza di Cassazione ondivaga, avendo alcune pronunce escluso la necessità dell’accertamento strumentale..