{"id":1807,"date":"2017-12-15T12:12:50","date_gmt":"2017-12-15T11:12:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.adriaticainfortuni.it\/?p=1807"},"modified":"2017-12-15T12:12:50","modified_gmt":"2017-12-15T11:12:50","slug":"malasanita-potere-discrezionale-del-giudice-rispetto-alla-consulenza-tecnica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adriaticainfortuni.it\/news\/malasanita-potere-discrezionale-del-giudice-rispetto-alla-consulenza-tecnica\/","title":{"rendered":"Malasanit\u00e0: potere discrezionale del giudice rispetto alla consulenza tecnica"},"content":{"rendered":"<p>La valutazione del giudice pu\u00f2 differire da quella del consulente tecnico. \u00c8 quanto affermato dalla Corte di cassazione con la recente sentenza n. 29341\/2017 relativo ad un caso di responsabilit\u00e0 professionale sanitaria di natura odontoiatrica, con cui gli Ermellini sono andati ad indagare la questione dei limiti della discrezionalit\u00e0 del giudice nella determinazione del risarcimento del danno rispetto alla valutazione del CTU.<\/p>\n<p>Nel caso sottoposto all\u2019esame della Corte, infatti, i giudici del merito avevano aumentato la percentuale di invalidit\u00e0 permanente rispetto a quella determinata dalla consulenza tecnica d\u2019ufficio. Tale aumento veniva contestato dalla difesa dell\u2019odontoiatra che ricorreva per Cassazione.<\/p>\n<p>La Corte ha rigettato il ricorso ribadendo che le valutazioni del CTU NON SONO VINCOLANTI PER IL GIUDICE.<strong>\u00a0Il Giudice pu\u00f2 quindi disattendere le risultanze della consulenza tecnica d\u2019ufficio, tuttavia <\/strong><strong>deve giustificare la diversit\u00e0 della propria valutazione<\/strong><strong> &#8220;<\/strong><strong><em>attraverso un esame critico che sia ancorato alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivato<\/em><\/strong><strong>&#8221; <\/strong>e deve indicare <strong>gli elementi in base ai quali ha ritenuto non corretta la consulenza del CTU nonch\u00e9 i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici utilizzati per giungere alla propria decisione.<\/strong><\/p>\n<p>La Corte ha rigettato il ricorso, sulla scorta delle suddette argomentazioni, ritenendo che i Giudici del merito avessero correttamente indicato gli elementi contestati al CTU ed i criteri di valutazione ed altrettanto correttamente ritenuto che l&#8217;invalidit\u00e0 permanente fosse diversa rispetto a quella indicata dal CTU e fosse da liquidare secondo equit\u00e0 per via degli\u00a0<strong>elementi dentari persi<\/strong>\u00a0per effetto dell&#8217;inadempimento del medico e dell&#8217;invalidit\u00e0 permanente residuata al paziente alla luce dell&#8217;<strong>impossibilit\u00e0 di applicare protesi fisse<\/strong>.<\/p>\n<p>Confermata pertanto la quantificazione del danno diversa e maggiore rispetto a quanto indicato dal consulente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La valutazione del giudice pu\u00f2 differire da quella del consulente tecnico. \u00c8 quanto affermato dalla Corte di cassazione con la recente sentenza n. 29341\/2017 relativo ad un caso di responsabilit\u00e0 professionale sanitaria di natura odontoiatrica, con cui gli Ermellini sono andati ad indagare la questione dei limiti della discrezionalit\u00e0 del giudice nella determinazione del risarcimento del danno rispetto alla valutazione del CTU. Nel caso sottoposto all\u2019esame della Corte, infatti, i giudici del merito avevano aumentato la percentuale di invalidit\u00e0 permanente rispetto a quella determinata dalla consulenza tecnica d\u2019ufficio. Tale aumento veniva contestato dalla difesa dell\u2019odontoiatra che ricorreva per Cassazione. 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